{"id":1581,"date":"2024-04-02T09:38:33","date_gmt":"2024-04-02T08:38:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.centrostudimb2.eu\/2024\/04\/02\/scenari-economici-e-scenari-di-guerra\/"},"modified":"2024-04-02T09:38:33","modified_gmt":"2024-04-02T08:38:33","slug":"scenari-economici-e-scenari-di-guerra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centrostudimb2.eu\/fr\/2024\/04\/02\/scenari-economici-e-scenari-di-guerra\/","title":{"rendered":"Scenari economici e Scenari di guerra"},"content":{"rendered":"<p>SCENARI ECONOMICI \u2013 SCENARI DI GUERRA<\/p>\n<p><strong><em>La politica, come il pacifismo, \u00e8 fatta di <\/em><\/strong><strong><em>\u201c<\/em><\/strong><strong><em>parole<\/em><\/strong><strong><em>\u201d<\/em><\/strong><strong><em>, spesso gravate da ipocrisia. La guerra invece, come il militarismo, \u00e8 costituita di <\/em><\/strong><strong><em>\u201c<\/em><\/strong><strong><em>fatti<\/em><\/strong><strong><em>\u201d<\/em><\/strong><strong><em> gravati da crudo realismo.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em><br \/>\n<\/em><\/strong>Per cinquant\u2019anni, nel pieno della guerra fredda, i rapporti di forza si sono estrinsecati in un continuo braccio di ferro tra le potenze mondiali: ma sempre, tuttavia, con la piena consapevolezza della necessit\u00e0 di preservare innanzi tutto la pace, almeno quella complessiva grazie a dispositivi militari efficienti sempre fiancheggiati da un arsenale nucleare di deterrenza. Fu l\u2019idea di un uso \u201cequilibrato\u201d del terrore, in una perenne competizione globale fatta di numerose guerre per procura le quali &#8211;per quanto durissime a livello locale e regionale&#8211; non hanno mai minato la pace nei territori dell\u2019Occidente.<\/p>\n<p>Se Karl Marx sosteneva che <strong>\u201c<em>la guerra nasce da determinazioni economiche e sociali e svolge un ruolo che trascende la volont\u00e0 degli uomini al potere che l\u2019hanno dichiarata<\/em><\/strong>\u201d un altro Carl, Von Clausewitz, prima di lui ma come lui tedesco, sosteneva che \u201c<strong><em>la guerra non \u00e8 che la politica con altri mezzi [&#8230;]\u00e8 quindi uno strumento politico, un seguito del procedimento politico, una sua continuazione con altri mezzi<\/em><\/strong><em>\u201d. <\/em>Le due affermazioni non si escludono, anzi si integrano perfettamente. Significa che quando la politica non riesce pi\u00f9 ad affrontare le determinazioni di natura economica e sociale necessarie per il buon vivere allora la guerra ne pu\u00f2 diventare la continuazione, seppur perversa, nel tentativo di conseguire un \u201cordine\u201d per il quale la politica abbia invece fallito. Allora dobbiamo cercare di fare una analisi il pi\u00f9 possibile obiettiva dei fatti che stanno accadendo nel mondo e se sia possibile incidervi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Risorse economiche, risorse belliche, etica e cultura militare<\/strong><\/p>\n<p>Probabilmente in Europa Occidentale non siamo ancora giunti al punto di considerare le condizioni sociali cos\u00ec inadeguate al soddisfacimento dei bisogni della collettivit\u00e0, mentre forse esiste una parte \u201c<em>malata<\/em>\u201d dell\u2019economia che potrebbe perseguire il crudo realismo della guerra come strumento per rigenerare i mercati di rispettivo interesse, anche se appare prematura questa soluzione estrema. Gli investimenti per la difesa o per la tecnologia e gli equipaggiamenti militari del resto hanno uno dei pi\u00f9 alti ROI (Return Of Investment), quasi pari a 3: cio\u00e8 un euro investito genera un ritorno di quasi 3 euro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Osservando alcuni dei pi\u00f9 importanti scenari globali, sembra che in tempi \u201cceleri\u201d, ma \u00e8 ovviamente pi\u00f9 facile a dirsi che a farsi, dovremo armarci sempre di pi\u00f9, riconvertendo anche parte della nostra industria civile in industria bellica. Ci\u00f2 significa che dobbiamo entrare nell\u2019ordine di idee di sviluppare una economia di guerra: parole che nel 2022 furono proferite dall\u2019allora Presidente del Consiglio Mario Draghi. Una economia di guerra porta con s\u00e9 annessi e connessi, e presuppone, a monte, di poter disporre di una cospicua forza economica sostenuta da forza lavoro specializzata e da grandi risorse energetiche.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Senza trascurare i fattori umani e spesso purtroppo personali di chi, al potere nei vari livelli, vede nel disordine la via di realizzazione anche della propria causa di interesse individuale, giova ricordare che l\u2019Italia ha nel proprio DNA costituzionale il rifiuto della guerra come strumento di offesa alla libert\u00e0 degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali ( art.11 della nostra Costituzione), e che nel 2004 ha persino deciso di \u00a0sospendere \u00a0il servizio militare \u00a0di leva con la legge n.226 del 23 agosto. Sospendere, non abolire, e quindi alla bisogna si potrebbe reintrodurre la leva obbligatoria, e presumibilmente con estensione alle donne anche in virt\u00f9 del principio di parit\u00e0 di genere. \u00a0Per il nostro Paese diviene quindi necessario riflettere, alla luce dei nuovi scenari globali, cosa pi\u00f9 ci si addica e se sia sufficiente la forza militare di cui disponiamo: ottimi professionisti ben addestrati, vere e proprie eccellenze nel loro settore. Per\u00f2 non passa inosservato l\u2019allarme \u201crosso\u201d lanciato dall\u2019Ammiraglio Cavo Dragone, attualmente Capo di Stato Maggiore della Difesa:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>\u201cServono almeno 10.000 soldati in pi\u00f9. Continuer\u00f2 a chiederli fino a che non mi cacceranno!\u201d <\/em><\/p>\n<p><em><br \/>\n<\/em>L\u2019Ammiraglio Cavo Dragone in verit\u00e0 non rischia certamente di essere sollevato dal suo alto incarico, in quanto \u00a0\u00a0appena\u00a0 designato per l\u2019avvicendamento come Capo del Comitato Militare della NATO.<\/p>\n<p>Poich\u00e9 le parole pesano come macigni e gli scenari globali possono trasformarsi in qualsiasi momento in scintille incendiarie mondiali, ecco che le parole di Cavo Dragone ci riportano subito a quelle proferite da Macron circa il possibile invio di truppe in Ucraina, oltre agli armamenti con i quali da due anni viene rifornito l\u2019esercito di Kiev.<\/p>\n<p>Il Presidente francese, checch\u00e9 se ne dica, non \u00e8 tipo che parla a caso anche se talvolta ci sono espressioni che vengono pronunciate forse pi\u00f9 per logiche di equilibrio interno o per redivivo <em>\u201cspirito napoleonico\u201d.<\/em> Naturalmente tale affermazione ha scosso molti, noi italiani per primi, davvero poco inclini alla guerra sebbene forniti di ottimi reparti di combattimento. E del resto la NATO nel suo insieme, seppur a fortissima trazione anglosassone, nasce con natura difensiva e deve tener fede a questa caratteristica.\u00a0 Su un piano di principi etico-militari, avendo deciso di schierarci con l\u2019Ucraina, potrebbe accadere che l\u2019aiuto debba estendersi alla risorsa che forse pi\u00f9 di altre inizia a scarseggiare tra le fila delle forze armate ucraine, cio\u00e8 gli uomini e il personale. La domanda potrebbe essere se sia non solo giusto ma anche possibile continuare a preservare le nostre energie e certezze continuando a foraggiare la guerra combattuta da altri, privi non solo di equipaggiamenti e di munizioni, ma anche di capitale umano da impiegare a scopo bellico. \u00c8 evidente che si tratta di uno scenario non auspicabile che esulerebbe dai principi fondanti dell\u2019Alleanza, suonando come una forzatura, tuttavia non impossibile.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00c8 quindi importante riflettere sulle risorse umane che occorrerebbero qualora anzich\u00e9 trovarci innanzi ad una auspicabile de-escalation dovessimo affrontare gli effetti di una deriva opposta. A quest\u2019ultima parrebbe drammaticamente giovare l\u2019ultimo attentato alla Crocus City Hall a Mosca, un nome questo che paradossalmente richiama alla mente pi\u00f9 i teatri dell\u2019Occidente che quelli di tradizione moscovita; espressione dunque del gergo d\u2019Occidente, prima tanto accolto in terra russa ed ora cos\u00ec inviso a Putin che ci rinfaccia, a pi\u00e8 sospinto, stile di vita, comportamenti e valori quasi fosse impegnato in una \u201c<em>crociata moralizzatrice<\/em>\u201d per la quale la Russia vorrebbe ergersi a propugnatrice e paladina.<\/p>\n<p>Si \u00e8 parlato spesso, e con tono di sconcerto in questi due anni, della guerra \u00a0tornata in Europa, nel cuore del continente e quindi alle porte di casa nostra. Ma giova ricordare che una guerra ben pi\u00f9 vicina a noi rispetto a quella in Ucraina fu combattuta tra il 1991 e il 2001 nella ex Jugoslavia, determinando la dissoluzione dello stato balcanico un tempo governato dal Maresciallo Tito. L\u2019Occidente intervenne non solo con l\u2019invio di armamenti e di munizioni ma anche con ingenti operazioni aeree. La guerra fu cruenta e si registrarono episodi di grande efferatezza: eccidi, tentativi di genocidio, pulizie etniche. All\u2019Italia, quell\u2019impegno comport\u00f2 la necessit\u00e0 di sostenere costi particolarmente alti, basti pensare che solo per le missioni dell\u2019Aereonautica Militare si spesero 65 miliardi e mezzo di lire dell\u2019epoca (quasi 34 milioni di euro) al quale vanno aggiunti i costi per lo schieramento navale che, oltre al <em>Garibaldi<\/em> con il suo gruppo aereo, includeva anche la fregata <em>Zefiro<\/em>. A tutto questo aggiungendo il dispiegamento logistico in supporto della NATO.<\/p>\n<p>Rispetto alla necessit\u00e0 di intervenire in futuro anche con l\u2019invio di uomini in sostegno dell\u2019Ucraina, ipotesi che sarebbe in contrasto con la natura del trattato nord-atlantico, \u00e8 indubbio che la NATO stia proseguendo nel percorso del suo rafforzamento ad est, non solo come reazione ai gravi accadimenti in terra ucraina, ma anche in applicazione della strategia dell\u2019Alleanza pubblicata nel 2019. In quel documento fondamentale, viene infatti ipotizzata l\u2019esigenza di un rafforzamento massivo per la deterrenza in vista di eventuali aggressioni russe e per la difesa dell\u2019area euro-atlantica. Questa strategia paventa, e c\u2019\u00e8 da augurarsi sia solo uno scenario estremo, attacchi contemporanei di Mosca su numerosi fronti: dall\u2019Artico fino alle profondit\u00e0 europee, all\u2019Oceano Atlantico, al Mar Nero.<\/p>\n<p>Quanto agli USA, indipendentemente dalla partita elettorale che si concluder\u00e0 a novembre e il cui esito constateremo dopo l\u2019apertura delle urne, siamo stati comunque avvisati che \u00e8 l\u2019Europa che deve pensare maggiormente alla propria difesa. \u00c8 pi\u00f9 che evidente quanto non sia facile n\u00e9 veloce trasformare gli Stati europei in nazioni guerriere o quantomeno inclini al combattimento. \u00a0C\u2019\u00e8 chi non lo \u00e8 per DNA e chi, pur essendolo come la Germania, deve, nella sostanza, ricominciare da capo. \u00a0Ad alcuni la prospettiva di un ritorno allo spirito bellicoso incute qualche sconcerto, specie guardando al passato e alla storia non molto lontana, tuttavia un richiamo a simili eventualit\u00e0 oggi pare pressoch\u00e9 inevitabile. In effetti Berlino e Mosca conservano l\u2019un l\u2019altro e vicendevolmente un fascino ambiguo, una reciproca influenza, anche dell\u2019elemento socialista che si \u00e8 fuso e profuso al momento della riunificazione tedesca. Dopo la Seconda guerra mondiale il riavvicinamento tra Germania e Russia \u00e8 avvenuto con ampia collaborazione industriale ed energetica, non diversamente da quanto accadeva tra Germania e Cina in quanto a Import-Export. Per i fatti occorsi al Gasdotto Nord Stream e Nord Steam2 e come conseguenza della guerra in Ucraina, la Germania versa oggi in uno stato di grande crisi. \u00a0La locomotiva tedesca, rallentando, genera una serie di difficolt\u00e0 che ricade a cascata su tutta l\u2019Europa; una crisi che peser\u00e0 molto nel nostro paese riducendo la produzione e gravando sul nostro PIL. Tanto pi\u00f9 alla luce del fatto che gran parte dell\u2019industria italiana del Nord e del Nord est \u00e8 la prosecuzione dell\u2019industria tedesca, per effetto dell\u2019interconnessione e della interdipendenza tra le filiere.<\/p>\n<p>Nei giorni successivi all\u2019attacco all\u2019Ucraina, la Germania ha deciso lo stanziamento di un fondo di 100 miliardi per riarmare \u00a0e riorganizzare le proprie forze armate. Ma Berlino in fondo \u00e8 orfana del suo passato, \u00e8 stata privata di quella sovranit\u00e0 militare che le era consustanziale e il suo pacifismo di oggi, compatibile con la solidariet\u00e0 europea ed atlantica, \u00e8 pure espressione di grande saggezza.<\/p>\n<p>Le Forze Armate italiane, l\u2019Esercito soprattutto, hanno bisogno di un vero processo di rigenerazione, soprattutto di una chiara definizione della \u201c<em>cultura militare<\/em>\u201d da parte della politica nazionale (anche se la Costituzione, a riguardo, parla chiaro) ed europea. Nel nostro caso, ancor pi\u00f9, l\u2019apparato militare ha bisogno di rinnovarsi eticamente, proprio alla luce dei principi costituzionali, e ha necessit\u00e0 di mezzi di combattimento moderni e di capacit\u00e0 adeguate all\u2019impiego di risorse a elevato contenuto tecnologico (molte capacit\u00e0 sono state perdute o non pi\u00f9 provate sul campo, anche solo dell\u2019addestramento, negli ultimi decenni).<\/p>\n<p>Naturalmente, tutto questo accade mentre l\u2019Europa parla di green economy e transizione energetica. Ma, con gli scenari che abbiamo innanzi, appare piuttosto difficile coniugare e intensificare la produzione di armi e di munizioni senza poter contare su una adeguata forza lavoro, a meno che non si vogliano sfruttare i migranti che cos\u00ec \u201c<em>sfuggirebbero\u201d<\/em> alla segregazione nei nuovi lager in terra d\u2019Europa e che potrebbero venir impiegati nella nuova industria bellica. \u00a0Ma non si pu\u00f2 intensificare l\u2019industria bellica senza disporre di adeguate risorse energetiche e senza un coerente orizzonte temporale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Scenari dal Mondo<\/strong><\/p>\n<p>Veniamo quindi ad alcuni scenari, considerando che l\u2019Europa sembrerebbe trovarsi ormai al centro di una tempesta perfetta. Gli Stati europei hanno continuato a fare ciascuno il proprio interesse, spesso boicottandosi a vicenda. Del resto, gli interessi dei popoli mediterranei poco si coniugano con quelli dei paesi dell\u2019Atlantico del Nord: i punti cardinali e le rotte commerciali non sono fatto trascurabile, pesando gravemente anche sulla possibile evoluzione della costruzione europea.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Indo Pacifico \u2013 Taiwan<\/strong><\/p>\n<p>Taiwan \u00e8 il pi\u00f9 importante centro di produzione per microchip.\u00a0 Di recente l\u2019isola ha ottenuto il primato per una nuova tecnologia destinata all\u2019intelligenza artificiale che potr\u00e0 aumentare potenza di calcolo ed efficienza energetica. \u00c8 chiaro che un blocco di questa produzione metterebbe l\u2019Occidente in grande difficolt\u00e0. Su Taiwan pendono, come una spada di Damocle, le rimostranze della Cina e il fatto che, anche per diritto internazionale, esista davvero una ed una sola Cina. Sappiamo per\u00f2 anche che per la conformazione dell\u2019isola di Taiwan non sarebbe affatto facile per il governo di Pechino condurre un\u2019azione armata per riportare l\u2019isola sotto la propria sfera d\u2019 influenza. Nel frattempo, gli USA stanno facendo rientrare in madrepatria le proprie aziende per produrre in proprio i microchip fondamentali nella moderna tecnologia e che, pur con le inevitabili lungaggini, si sta cercando di fare lo stesso anche in Europa. Una notizia meno divulgata \u00e8 la grande ricchezza di petrolio attorno a Taiwan. La EIA (Energy Information Administration) stima che il Mar Cinese Meridionale contenga giacimenti di idrocarburi pari a circa 11 miliardi di barili di petrolio e 190 trilioni di metri cubi di gas naturali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Cina<br \/>\n<\/strong>Giova ricordare le parole di Napoleone: \u201c<em>La Cina \u00e8 un mostro che dorme, quando si risveglier\u00e0 la faccia del mondo sar\u00e0 cambiata<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>La parola mostro probabilmente attiene alla prosa del tempo, ma certamente\u00a0 molto \u00e8 cambiato nel mondo da quando la Cina (di cui il principio di \u201c<em>Armonia<\/em>\u201d di confuciana memoria merita pi\u00f9 di una riflessione in ambito geopolitico e geo-economico) \u00e8 diventata un player di assoluto livello. Artefici del grande progresso e sviluppo economico della Cina siamo stati noi occidentali, spesso mai sazi, che attraverso la globalizzazione e delocalizzazione ne abbiamo favorito il boom economico. Quest\u2019ultimo si basa per lo pi\u00f9 sull\u2019Export. Anche la crescita della Cina, non diversamente dalle altre parti del mondo \u2013 perch\u00e9 in crisi \u00e8 il mondo intero (!) per effetto delle complesse vicende in atto nello scacchiere mondiale \u2013\u00e8 piuttosto rallentata. I dati non sono pi\u00f9 a due cifre, ma la sua produzione e la sua crescita economica rende la Cina oggi il pi\u00f9 importante e temibile competitor degli Stati Uniti. Per restare tale, per non vedere flettere insostenibilmente la sua curva di crescita, la Cina \u2013 che ha un immenso territorio connotato da profonde disuguaglianze e poich\u00e9 non tutto \u00e8 espressione di ultra-modernit\u00e0 tecnologica come a Pechino o a Shangai \u2013 necessita di mantenere e di intensificare i suoi scambi commerciali. A ci\u00f2 si aggiunge, come ulteriore elemento di \u201cprecariet\u00e0, il fatto che per produrre quanto le serva per il commercio, da cui trarre la ricchezza da reinvestire su s\u00e9 stessa, la Cina necessita di enormi quantitativi di energia, quella stessa di cui non dispone in proprio. In buona parte l\u2019energia gliela fornisce la Russia con gas e petrolio. Ecco quindi che la partnership con la Russia non \u00e8 pi\u00f9 solo economica, bens\u00ec strategica. Tuttavia, gli scenari di guerra sono di ostacolo a chi necessiti di intensificare i propri scambi.\u00a0 Le contese territoriali, quindi, possono essere, in un fase in cui l\u2019espansione economica \u00e8 essenziale, un vero e proprio boomerang. Il gigante asiatico, nella cui percezione e concezione del mondo insiste la memoria degli antichi fasti imperiali, suscitando nostalgia proprio come avviene in Russia, lo sa bene: per questa consapevolezza Pechino \u00e8 combattuta tra continuare una politica di espansione \u201c<em>mimetizzata\u201d<\/em> come ai tempi del \u201c<em>basso profilo<\/em>\u201d di Deng Xiaoping o, diversamente, accelerare sulla strada della \u201c<em>diplomazia del lupo guerriero\u201d <\/em>tracciata da Xi Jinping.<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><strong>Ucraina<br \/>\n<\/strong>Senza voler ripercorre la storia degli eventi che si sono succeduti e delle grandi \u00a0occasioni mancate, tra queste ultime giova ricordare l\u2019ipotesi di una Russia cooperante con la Nato (nel 1994 Mosca ader\u00ec al partenariato per la Pace \u2013 PfP), assistiamo oggi a una Russia intollerante e aggressiva che poco a poco ha iniziato a riprendersi con l\u2019uso della forza territori di valore strategico; una Russia quindi irrispettosa del diritto internazionale, come l\u2019annessione della Crimea ha dimostrato nel 2014, anticipando l\u2019invasione dell\u2019Ucraina il 24 febbraio 2022. Senza voler cadere negli equivoci, con il rischio di sottostare agli effetti propagandistici della comunicazione inscenata dalle parti contrapposte, \u00a0perch\u00e9 \u00e8 pi\u00f9 che evidente che anche la propaganda faccia parte della guerra, preme sottolineare come il rischio grave per l\u2019Ucraina sia quello di venir frazionata, di vedere il proprio indebitamento, gi\u00e0 grave, aumentato esponenzialmente, priva com\u2019\u00e8 di armamenti necessari per la propria difesa e di capitale umano da impiegare a scopo bellico (secondo un rapporto, il rapporto tra soldati ucraini e russi \u00e8 di 1 a 4, dato che potrebbe essere nel frattempo ulteriormente sceso). L\u2019Ucraina resta tuttavia un territorio ricco di risorse naturali nel proprio sottosuolo, potendo contare su carbone, minerale di ferro, gas, petrolio, argilla e terre rare, per un valore complessivo di decine di trilioni di dollari.<br \/>\nSe il Cremlino dovesse riuscire ad annettere tutto il territorio ucraino finora conquistato, Kyiv perderebbe definitivamente l\u2019accesso a quasi due terzi dei suoi giacimenti.<br \/>\nNon \u00e8 forse un azzardo, quindi, l\u2019ipotesi che la guerra, certo di libert\u00e0, abbia soprattutto connotazioni economiche. L\u2019integrit\u00e0 di buona parte del territorio dell\u2019Ucraina la trasformerebbe in importante centro energetico e futuro \u00a0polo di produzione per gli armamenti dopo la ricostruzione. \u00a0Il che sembrerebbe proprio corrispondere al modo di far politica suggerito dagli schemi di Carl Von Clausewitz e di Karl Marx.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Medio Oriente <\/strong><\/p>\n<p>Nota dolens perch\u00e9 se \u00e8 vero che <strong>\u201c<em>la Democrazia si difende sotto le mura di Gerusalemme<\/em><\/strong>\u201d come ben diceva Ugo La Malfa \u00e8 altrettanto vero che dopo l\u2019orrore del 7 ottobre stiamo assistendo a scenari inquietanti con una escalation che potrebbe infiammare ancor pi\u00f9 l\u2019area mediorientale. Ma in quest\u2019area \u2013 dove si gioca la sopravvivenza dello Stato di Israele, dove si trascina la questione palestinese, dove s\u2019incrociano le tre grandi religioni monoteiste \u2013 vero \u00e8 che si gioca un\u2019importante partita economica: quella della Via del Cotone, alternativa alla Via della Seta. Sono proprio i Patti di Abramo ad aver aperto le porte alla Via del Cotone, ed ecco allora che anche l\u2019attacco di Hamas assume, per mandanti e complici, una particolare connotazione, cos\u00ec come gli assalti degli Houthi a Suez che ostacolando il commercio alle navi dell\u2019Occidente agevolano invece quello delle navi cinesi.\u00a0 A rafforzare le visioni deterministiche degli scenari di guerra, giova ricordare che Gaza \u00e8 a sua volta ricca di gas. Se, nel nome, Gaza significa \u201c<em>feroce\/forte<\/em>\u201d, destino vuole che fonetica e onomatopea, non solo occidentale, rimandino proprio all\u2019idea del gas.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>BRICS<br \/>\n<\/strong>Un occhio attento, sebbene sintetico in questa trattazione, \u00a0meritano i paesi della BRICS che, nel loro insieme, formano quasi i 2\/3 dell\u2019umanit\u00e0. Si tratta di un blocco molto importante dal punto di vista demografico ed economico<br \/>\n(valgono indicativamente il 32% del PIL mondiale) e che, come organizzazione intergovernativa, crea un sistema di cooperazione tra economie emergenti (talune evidentemente gi\u00e0 emerse come la \u00a0Cina e l\u2019India), esercitando pressione economica sui paesi occidentali allo scopo di accreditarsi come polo alternativo ai G7 (che tuttavia genera un PIL pari al 60% mondiale) e al FMI, cercando una de-dollarizzazione del sistema degli scambi. Ma accade, ed \u00e8 bene sottolinearlo, che nella BRICS vi siano alcune discordie tra due cooperanti divenuti competitors: la Cina con la Via della Seta e l\u2019India con la Via del Cotone. Quest\u2019ultima, l\u2019India, \u00e8 la inoltre la democrazia pi\u00f9 popolosa del mondo, per lo pi\u00f9 accerchiata da autocrazie, e che non disdegna affatto, anzi coltiva, i propri rapporti con l\u2019Occidente. Nell\u2019ultimo periodo, a squilibrare i giochi interni alla BRICS \u00e8 stata anche l\u2019elezione in Argentina di Javier Milej che, a dispetto della sua chioma \u201crockettara\u201d e della sega elettrica eletta a simbolo della sua campagna elettorale, \u00e8 un esperto economista e ha dichiarato di non voler pi\u00f9 aderire alla BRICS, di voler <em>dollarizzare<\/em> la sua economia e di abolire la Banca Centrale Argentina. C\u2019\u00e8 chi lo ha definito un \u201c<em>anarco-capitalista<\/em>\u201d, sta di fatto che con la sua scelta ha sottratto un tassello piuttosto importante alla BRICS, cos\u00ec come il ripensamento dell\u2019Arabia Saudita va a indebolire la forza di questa organizzazione intergovernativa. Se l\u2019Arabia Saudita, da decenni un partner fidato di Washington e dei suoi alleati, non dovesse pi\u00f9 aderire alla BRICS, questo altererebbe di non poco il cos\u00ec detto Nuovo Ordine Mondiale a favore dell\u2019egemonia occidentale. Lo Yuan \u00e8 ai suoi minimi (152 per dollaro). Anche per questo due giorni fa sono sembrati interessanti i toni usati da Xi Jinping nell\u2019incontro con i CEO delle pi\u00f9 importanti aziende Usa, evidentemente nel tentativo di ricucire i legami logorati dalle tensioni geopolitiche e commerciali tra le due maggiori economie. Il leader cinese ha osservato che il rapporto Usa-Cina, la relazione bilaterale tra i due colossi, \u00e8 la pi\u00f9 importante del mondo e che il fatto che Cina e Stati Uniti abbiano una relazione cooperativa o conflittuale influisce sul benessere del popolo cinese, di quello americano e sul futuro dell\u2019umanit\u00e0. <em>\u201c<\/em><strong><em>Il rispettivo successo dei due paesi \u00e8 una opportunit\u00e0 l\u2019uno per l\u2019altro<\/em><\/strong>\u201d- queste le parole di Xi Jinping e proseguendo \u2013 \u201c<strong><em>finch\u00e8 entrambe le parti si vedranno come partner nel rispetto reciproco, coesistendo in pace si avranno risultati vantaggiosi per tutti e le relazioni Cina-Usa miglioreranno<\/em><\/strong>\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Transizione energetica europea e conclusioni.<\/strong><\/p>\n<p>Ci sono conti che comunque non tornano. Per esempio ad oggi il prezzo del gas \u00e8 diminuito rispetto al tempo dell\u2019invasione russa dell\u2019Ucraina, per\u00f2 noi continuiamo a pagare l\u2019energia con costi molto alti, impoverendo la popolazione e rendendo sempre meno competitiva la nostra produzione. Siamo anche stati indotti, su spinta del \u201c<em>New Green Deal<\/em>\u201d sposato dall\u2019Europa, ad aver una giusta visione di rispetto all\u2019ambiente, per preservare quel delicato ecosistema di cui noi siamo parte e che viene messo a repentaglio dai cambiamenti climatici e dalle catastrofi che ne scaturiscono. Tuttavia, le decisioni prese dall\u2019Europa appaiono imposte a tappe troppo forzate (nel 2035 solo BEV; no biocarburi e\/o sintetici) con un orizzonte temporale difficilmente sostenibile che azzera 50 anni di vantaggio competitivo, determinando crisi di intere filiere produttive, vulnerabilit\u00e0 strategica e dipendenza quasi esclusiva dalla sola fonte di energia elettrica. Una sostenibilit\u00e0, quindi, tutta da dimostrare, e che assume le sembianze pi\u00f9 di una transizione ideologica che ecologica davvero necessaria. Basta guardare il planisfero e comparare i paesi inquinatori con quelli d\u2019Europa che si avviano a riconvertire il proprio sistema energetico, e quindi produttivo, per comprendere che molte delle scelte rispondono pi\u00f9 a una logica di business che a quella di vera conservazione dell\u2019ambiente. Al di l\u00e0 della difficolt\u00e0 di una reale transizione per l\u2019abbandono di idrocarburi e motori termici, basterebbe osservare cosa avviene nelle miniere dove si estraggono, ad esempio, le materie prime per la costruzione delle stesse batterie per le macchine elettriche. Il costo ambientale \u00e8 altissimo (carbon footprint, environmental impact, etc.) e produce una relazione per cui l\u2019auto elettrica determina un costo molto pi\u00f9 alto dell\u2019auto a motore termico (2,5 vs 1).<\/p>\n<p>Le miniere, energivore e insalubri, impiegano manodopera infantile, ponendo importanti domande di tipo etico. L\u2019Occidente europeo, nel nome dei valori fondanti della propria stessa coesione\/unione, dovrebbe interrogarsi e fare a riguardo, una seria valutazione.\u00a0 Se eolico e fotovoltaico, come pure la cattura dell\u2019idrogeno dal moto ondoso, sono interessanti fonti energetiche alternative, vero \u00e8 che esse non sono adatte e adattabili a tutti i territori e non sono in grado di fornire energia stabile, quest\u2019ultima di reale necessit\u00e0 per l\u2019industria. Per abbandonare le fonti fossili, in una transizione che voglia essere economicamente e socialmente sostenibile, ci si dovr\u00e0 affidare necessariamente al nucleare di nuova generazione, che non pu\u00f2 essere implementato in tempi brevi e che necessita di superare la narrativa e la ritrosia legata al gravissimo incidente di Cernobyl. Tuttavia, troppo spesso ci si dimentica che la centrale ucraina luogo del grave incidente conteneva graffite e che quindi non era una centrale a mero ed esclusivo scopo civile, e il cui uso era promiscuo con le finalit\u00e0 militari. Si deve altres\u00ec ricordare che l\u2019altro grande disastro, quello di Fukushima, \u00e8 ascrivibile a un difetto di progettazione della centrale, incurante dell\u2019incognita terremoti e maremoti, ben frequenti in Giappone. Quest\u2019ultimo incidente ha di fatto causato 1 solo morto e 16 feriti e resa necessaria l\u2019evacuazione di 184.000 persone. Ma gi\u00e0 nel 2022 il Giappone, nonostante l\u2019incidente subito e anche a causa dell\u2019aumento del costo delle materie prime, ha annunciato che \u00e8 impensabile rinunciare al nucleare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>*Il mio pi\u00f9 sentito e particolare ringraziamento vanno al Generale Antonio Bettelli e al Professor Piero di Nepi, per i numerosi spunti e le informazioni che hanno reso possibile l\u2019analisi e la trattazione dei temi.<br \/>\nCentro di analisi politica e geopolitica <\/em><\/strong><strong>loStatodellecose<\/strong>\u201d <strong>\u00ae<\/strong><\/p>\n<p><strong><br \/>\n<\/strong><strong>Paola Bergamo <\/strong><\/p>\n<p><strong>Venezia, 2 aprile 2024<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>SCENARI ECONOMICI \u2013 SCENARI DI GUERRA La politica, come il pacifismo, \u00e8 fatta di \u201cparole\u201d, spesso gravate da ipocrisia. 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